“…Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata […] vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… per favore… addomesticami”.

piccolo principe

La vita ha le sue tappe, vissute spesso come del tutto personali e casuali; il neonato costruisce con la madre e poi con i genitori, uno stato di appartenenza senza il quale può rimanere insicuro e deprivato.

La soddisfazione del bisogno di nutrimento rappresenta la prima esperienza di felicità pura. In questi termini, la cercheremo per tutta la vita.

Questa felicità ci permette di costruire un legame di appartenenza, cominciando ad evidenziare “il mio bisogno che tu sia mio, con la felicità di essere tuo” (…ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.”). L’appartenenza è dunque reciprocità, che comprende una “sana” dipendenza, e il rispetto della propria autonomia; dipendenza ed autonomia non sono visti come due concetti opposti, ma come due condizioni entrambe necessarie per lo sviluppo di legami affettivi.

Appartenenza e felicità sono dunque strettamente legate ed è grazie alla scoperta dell’altro e del “diverso” come ricchezza, che è possibile uscire dalla solitudine e ricercare il benessere, fino a scoprire la possibilità della felicità.

Per nostra natura quindi, nasciamo appartenenti e felici. Successivamente, gli eventi della vita e la cultura che ci circonda, sembrano “tarpare le ali” a questa naturale tensione verso la felicità. Se pensiamo alle nostre risposte alla classica domanda “come stai?”, quante volte riusciamo a rispondere con un “bene” pieno, convinto, con spontaneità e leggerezza, senza sentirsi in colpa, o quanto più spesso rispondiamo “benino” per non “sbilanciarci” troppo?

Perché si deve negare di stare bene, quali paure prendono corpo? Non ne abbiamo diritto, è pericoloso perché attira la sfortuna? Oppure non siamo in grado di stabilire ed affermare il nostro benessere? La vita è solo una valle di lacrime dove ci tocca solo subire?

Prendendo consapevolezza delle nostre risorse e di come utilizzarle al meglio, possiamo trovare maggiore forza ed efficacia, divenendo protagonisti attivi del nostro cambiamento e sviluppando la capacità di scegliere e non subire, insieme alle altre persone chiave della nostra vita.

Scegliamo di essere felici, di recuperare quell’istinto naturale ad andare verso la felicità, attraverso l’assunzione totale di responsabilità.

Queste parole possono diventare la base della nostra felicità: accoglienza, senza diffidenza, non solo rispetto agli altri, ma principalmente rispetto a se stessi; risorse, la consapevolezza di quello che sono, di quello che valgo; scelta, consapevoli della forza che ci chiede, per smettere di dare la colpa agli altri, sapendo che forse stiamo scegliendo anche cose difficili o pericolose ma stiamo scegliendo.

Rimettiamo in moto il processo di scelta per la propria felicità, attraverso la riscoperta dell’altro come ricchezza e il potenziamento delle proprie risorse.

 

“…Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:

“Ah…piangerò”

“La colpa è tua, io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi”

“E’ vero”

“Ma piangerai?”

“E’ certo”

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno il colore del grano”

 

Antoine De Saint-Exupery

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4 Responses

  1. COMPLIMENTI GIULIA!!!
    È un bellissimo articolo! Ho riletto “Il Piccolo Principe” abbastanza recentemente…..
    Sei bravissima! Ti abbraccio forte forte e ti auguro uno splendido anno nuovo!!!

    • Grazie Manuela!
      Sono felice che l’articolo ti sia piaciuto. Trovo che “Il Piccolo Principe” sia un libro che si presta ad essere letto più volte per trovare sempre nuovi spunti di riflessione. Buon anno anche a te!

  2. Per quello che è stata la mia esperienza di vita fin qui…. Nessuno mi ha mai insegnato ad essere felice. Mi hanno sempre insegnato l’obbedienza… Che croce! Dovrebbero eliminarla anche dal vocabolario. Quello che ho adesso è frutto di una faticaccia immensa. Ho imparato prima di tutto che non si deve dare ascolto proprio a nessuno e andare diritti per la propria strada. Non ci approvano? Pace, il mare è pieno di pesci, troveremo quelli che fanno per noi. Alla fine ne restano pochi? Certo. La maggior parte non sa che farsene del cervello… Voglio dire… Se la maggior parte del pianeta non fosse popolato da capre che si buttano a comprare tutte le stronzate che vedono indosso ai Ferragnez, non ci sarebbero i Ferragnez. Sì, perché sarebbero impegnati ognuno a coltivare i propri progetti. Invece, l’educazione troppo rigida ti fa pensare che… Come posso dire ai miei, fin troppo pragmatici che voglio cantare? “Non è mica un mestiere”. Ed ecco che ti tagliano le ali che non ti sei nemmeno affacciato all’adolescenza. Inizi a capire che devi scartare tutto ciò che “non è un lavoro”. Ma se non cerchiamo di essere felici, di realizzarci, che si vive a fare? E allora arriva la frustrazione e la rabbia e tutti i sentimenti peggiori dell’umanità e ognuno reagisce diversamente ma questo errore di base, questo sterminio di sognatori, mi sembra un’ottima base per creare tutto ciò che poi ha rovinato e continuerà a rovinare il mondo. Io sono felice di quello che ho ottenuto fin qui. Ma sulla mia felicità ci lavoro ogni giorno perché sto cercando la felicità professionale. E sono impegnatissima. Ecco, se tutti ci concentrassimo di più su noi stessi faremmo il bene di tutti. Lo so che può sembrare una contraddizione, ma questo è il mio pensiero. Perché il colore del grano è dato da ogni singola spiga, sana, rigogliosa, indipendente e liberamente dipendente.

    • Ciao Laura,
      grazie per le tue considerazioni. Il percorso per trovare la nostra felicità può essere piuttosto difficoltoso, mettendoci davanti a tante scelte non sempre facili da seguire. L’importante è andare avanti con coraggio perché la felicità spesso è dietro l’angolo.

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