Ognuno spera sempre di mostrare e dimostrare il proprio lato luminoso e, contemporaneamente, che non si veda il proprio “lato ombra”.
Per “ombra” s’intende un contenuto psichico che non è in relazione con la coscienza, o comunque di cui si è scarsamente consapevoli e non è necessariamente negativo.
L’ombra rappresenta il lato oscuro di noi, il “non conosciuto”, che proprio per questa sua caratteristica di non essere palese, ci fa paura e ci spaventa e tendiamo a considerarlo inaccettabile. Nell’ombra possiamo relegare anche lati conosciuti di noi che però teniamo nascosti perché non ci piacciono, che possono essere collegati a sensi di colpa o ad episodi in cui riteniamo di aver sbagliato o emozioni di cui ci vergogniamo.
Si possono considerare intollerabili sia aspetti di se stessi negativi, che tratti che non lo sono di per sé, come per esempio la fragilità e la sensibilità, ma a cui sono stati attribuiti significati negativi nel corso della propria storia personale e relazionale; si possono ritenere sgradevoli e relegare nell’ombra, anche aspetti come la tenerezza e la dolcezza, nella misura in cui questi sono stati rinforzati negativamente, disapprovati dalla cultura o dall’ambiente.
L’ombra, come tutto ciò che è inconscio, viene proiettata, tendendo a vedere negli altri gli aspetti e le qualità di cui noi non siamo consapevoli. Ci sentiamo particolarmente attratti dalle persone su cui proiettiamo; di quella persona pensiamo “Che tipo antipatico! Non lo sopporto!”: l’operazione che compiamo è quella di non riconoscere i nostri aspetti più aggressivi. Oppure pensiamo “Che tipo in gamba! E’ così creativo lui!”: l’atteggiamento in questo caso, è di non riconoscere le nostre potenzialità.
L’ombra e le sue conseguenti proiezioni, possono essere una guida e un aiuto verso l’ampliamento della consapevolezza di sé stessi e del proprio cambiamento verso una personalità sempre più integrata e armonica.
Anche quando il contenuto dell’ombra appare “distruttivo”, può lo stesso essere d’aiuto e guidare la persona a riscoprire dentro di sé qualità da esprimere, ma anche a connettersi con un livello più profondo di sé stesso, il Vero Sé, la parte selvaggia, che è capace di stabilire relazioni d’amore con sé stesso, con gli altri e con l’ambiente circostante.
Poter guardare senza timore le proprie zone d’ombra, può portare ad un ampliamento della conoscenza di sé e della capacità di “sentirsi a posto”, in modo da non aver paura del proprio lato “selvaggio” e quindi di reprimerlo, ma anzi di imparare a conoscerlo ed utilizzarlo come risorsa per sé stessi.
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2 Responses
BRAVISSIMA GIULIA!!👏👏👏👏
Quante cose mi riguardano personalmente…
Un grande abbraccio e buona notte🤗💤🌙
Grazie Manuela,
avere un tuo feedback è sempre utile e stimolante per approfondire le tematiche.
A presto