Il progetto elaborato si basa sul concetto di socievolezza, caratteristica connaturata alla condizione umana.

Essendo l’uomo un animale sociale, nel senso che guadagna la sua individualità a partire dalla relazione con gli altri, anche i bambini da due mesi in poi dimostrano tale attitudine.

La socievolezza si manifesta fin dalla prima infanzia e per molti aspetti le relazioni con i pari e quelle con i genitori hanno uno sviluppo parallelo:

  • dai 2 mesi i bambini sono orientati verso i coetanei;
  • verso i 3 mesi si sforzano di raggiungere e toccare gli altri infanti;
  • dai 6 mesi le interazioni comprendono anche sorrisi e vocalizzi;
  • fino ai 10 mesi la frequenza delle azioni sociali aumenta, ma poche ottengono risposta e questa interazione continua per quasi tutto il 1° anno di età;
  • nel 2° anno l’interazione sociale aumenta e acquista una colorazione emotiva sempre più forte, diventando frequenti anche atti sociali negativi;
  • in tutto il periodo prescolare l’interazione continua e aumenta con manifestazioni di affetto, empatia e altruismo.

Il processo di socializzazione è stato schematicamente scandito dalla psicologia sociale in tre fasi:

– la relazione diadica: è data dalla prima esperienza che il bambino ha con la figura materna che garantisce la gratificazione dei suoi bisogni fondamentali. Questa gratificazione è alla base della sicurezza affettiva

– la relazione triadica: col crescere il bambino acquisisce un’autonomia che permette il confronto con la figura paterna, percepita come figura normativa ed oggetto di competizione. Il ruolo autoritario del padre riduce l’onnipotenza infantile favorendo l’esperienza di limitazione delle proprie possibilità.

– la relazione di gruppo: è caratterizzata dalla relazione di competitività che ha per oggetto di riferimento la norma rappresentata dai genitori, dall’insegnante e dal gruppo. Le componenti competitive si riducono quando viene interiorizzata la consapevolezza delle proprie capacità.

Il progetto di seguito descritto, è stato svolto all’interno di una piscina, dove sono stati osservati i bambini in vari corsi di acquaticità, con particolare attenzione all’interazione che avveniva tra di loro in acqua. Il progetto voleva essere uno spunto di osservazione per rispondere al quesito se i bambini con fratelli fossero più socievoli dei bambini figli unici, partendo dall’ipotesi che i primi fossero più socievoli dei secondi.

Per questo studio è stato importante analizzare l’interesse dei bambini nella compagnia dei propri pari e l’affabilità nei rapporti con adulti. Si è cercato di osservare se vi erano differenze nei comportamenti socievoli tra i figli unici e i bambini con fratelli e, poiché i corsi seguiti erano suddivisi per differenti fasce d’età, è nato un interesse nel vedere se tali comportamenti rimangono invariati nel tempo.

Sono stati osservati i bambini accompagnati dai loro genitori durante il normale svolgimento delle lezioni di acquaticità. I corsi seguiti erano tre: uno comprendeva bambini dai 4 ai 12 mesi; il secondo dai 12 ai 24 mesi, infine dai 24 ai 36 mesi. Ogni gruppo era composto da 15 bambini, dei quali sono stati selezionati sei soggetti, di cui tre figli unici e tre con fratelli; questa suddivisione è stata possibile grazie ad un’intervista precedentemente effettuata ai genitori.

L’osservazione si è svolta all’interno di una piscina durante i corsi di acquaticità, dove sono state osservate le manifestazioni di socievolezza di bambini d’età compresa tra i 4 e i 36 mesi. Per avere un quadro completo dei comportamenti socievoli dei bambini il progetto è stato strutturato in due parti: l’intervista con i genitori e l’osservazione dei bambini attraverso check-list.

L’intervista è servita ad avere un quadro generale del comportamento dei bambini e per identificare figli unici e coloro che hanno fratelli.

Le domande che sono state rivolte ai genitori sono:

  • Avete notato un comportamento socievole in vostro figlio, ovvero manifestazioni d’interesse e d’avvicinamento nei confronti degli altri?
  • In che modo ha esternato tali attitudini?
  • Erano rivolte più verso gli altri bambini o verso gli adulti?
  • È il vostro unico figlio?
  • Il fratello si è comportato allo stesso modo?

La maggior parte delle interviste sono state effettuate ai genitori e ai nonni spettatori dei corsi, in alcuni casi invece è stato necessario rivolgersi alle mamme che si trovavano in acqua con i figli in quanto non vi erano parenti all’esterno della vasca.

Prima di cominciare il lavoro, c’è stato un periodo di lunga conoscenza con i genitori e con i bambini, in modo tale che la presenza di un “estraneo” non condizionasse le loro reazioni e i genitori si sentissero più a loro agio nel rispondere all’intervista.

Le categorie della check-list sono state individuate in modo deduttivo ed è stata utilizzata una codifica per eventi, registrando cioè tutte le volte che un evento si è verificato.

Le categorie usate sono state:

  • guardare altri bambini
  • sorridere agli altri bambini
  • avvicinarsi agli altri bambini
  • porgere giochi agli altri bambini
  • guardare l’osservatore
  • sorridere all’osservatore
  • avvicinarsi all’osservatore
  • porgere giochi all’osservatore
  • guardare l’istruttrice
  • sorridere all’istruttrice
  • avvicinarsi all’istruttrice
  • porgere giochi all’istruttrice

Ogni bambino è stato osservato direttamente dal piano vasca per un totale di due ore suddivise in quattro volte di mezz’ora ciascuna.

Dallo studio effettuato sui dati riportati è emerso che, come ipotizzato, i bambini con fratelli presentavano valori più alti nei comportamenti socievoli dei bambini figli unici.

Lo studio ha dato il risultato ipotizzato, nonostante che tra i soggetti con fratelli ci fosse un “caso limite”. Tale soggetto è l’unico caso in cui l’ipotesi non verrebbe confermata poiché pur essendo un soggetto con fratelli dimostra meno comportamenti socievoli anche dei bambini figli unici, non è comunque il singolo che determina la presenza o assenza di determinate caratteristiche ma l’insieme del campione.

Durante lo studio, come già accennato in precedenza, è nato un interesse nel vedere se i comportamenti socievoli rimanevano invariati nel tempo o se bambini più grandi dimostravano più manifestazioni socievoli rispetto a bambini di età inferiore. Questa ipotesi non trova conferma, in quanto il numero di comportamenti tra le varie fasce di età risulta omogeneo.

Nel progetto sono stati riscontrati alcuni fattori di distorsione che possono essere stati causa di eventuali errori, come ad esempio la presenza esterna, infatti, anche se all’inizio vi è stato un lungo periodo di conoscenza, per fare in modo che la presenza di un osservatore fosse ben integrata nel contesto e non influenzasse i comportamenti, alcuni genitori e i bambini, soprattutto i più grandi, erano inibiti dalla presenza di un estraneo e quindi i loro comportamenti erano alterati.

Anche nelle interviste ci sono stati dei problemi, riguardanti la voglia dei genitori di rispondere o meno alle domande ed anche la tendenza dei genitori “a parlar bene del proprio figlio”, per questo non è possibile sapere se le interviste corrispondono ai comportamenti effettivi dei bambini.

Nei bambini più piccoli, soprattutto nella fascia di età tra 0 e 1 anno, è stato notato che la loro attività di interazione con gli altri, era legata soprattutto al comportamento del genitore in acqua, poiché ovviamente quest’ultimo doveva tenere il bambino in collo e spesso non lo avvicinava agli altri bambini limitando la sua interazione con i compagni di corso.

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