
Secondo Kurt Lewin, il conflitto è quel tipo di situazione in cui forze contrapposte ma di pari intensità agiscono simultaneamente sull’individuo. Secondo l’autore esistono tre tipi di conflitti: accostamento-accostamento; accostamento-allontanamento; allontanamento-allontanamento.
Nel conflitto accostamento-accostamento il soggetto si trova di fronte a due mete positive, ma la natura della situazione è tale che egli può raggiungerne una sola. Si trova in questo tipo di conflitto la persona che deve scegliere tra due soluzioni entrambe positive e desiderabili, come per esempio scegliere tra due tipi di inviti allettanti, o se andare al cinema o a teatro. Quanto più sono simili i due obiettivi, tanto maggiore sarà il conflitto e più forte sarà l’imbarazzo della scelta. Anche se bisogna sottolineare che i due termini di conflitto non si equivalgono mai completamente, o perché il soggetto nutre qualche preferenza per una delle due soluzioni, o perché un causale mutamento della situazione determina il prevalere di un fattore sull’altro. Talvolta l’individuo per uscire da questo tipo di conflitto può reagire cercando attivamente l’intervento del caso, per esempio lanciando una moneta in area.
Il conflitto accostamento-allontanamento è il conflitto tipico dell’essere umano. Il soggetto è al contempo attratto e respinto da una meta che comporta effetti gradevoli e sgradevoli. Per esempio lo studente desidera essere interrogato, ma nello stesso tempo teme di sbagliare; o ancora il soldato può avere il desiderio di avanzare verso il nemico e la tendenza opposta a fuggire. La condizione di ambivalenza accompagna la crescita dell’individuo. Essa infatti viene inizialmente sperimentata in relazione alle figure familiari e successivamente in relazione a persone e situazioni extra-familiari. Si può affermare quindi che non solo la maggior parte delle situazioni umane sono permeate da sentimenti di ambivalenza, ma spesso questo sentimento investe oggetti e situazioni della vita quotidiana.
Nel conflitto allontanamento-allontanamento il soggetto si trova davanti a due obiettivi entrambi negativi e la natura della situazione è tale per cui egli deve sceglierne per forza uno. La situazione è ben descritta dal proverbio “o mangiare questa minestra o saltare questa finestra”.
Spesso nella vita quotidiana a suscitare il conflitto non è un oggetto o un’attività in particolare ma è il ruolo che la persona si trova a ricoprire. Il conflitto nasce quando un individuo occupa simultaneamente due posizioni diverse che prescrivono atteggiamenti differenti, oppure quando le attese di più persone, o gruppi diversi, relative alla stessa posizione, discordano nettamente. In entrambi i casi il soggetto avverte il conflitto sotto forma di attese simultanee e contraddittorie.
I conflitti possono derivare anche dal fatto che l’evoluzione dell’individuo, dall’infanzia alla vecchiaia, esige l’abbandono di certi ruoli e l’assunzione di altri e questo passaggio può essere caratterizzato da conflitti legati a ruoli contraddittori.
L’essere umano nella vita quotidiana si trova spesso in situazioni in cui deve prendere decisioni per mettere fine ad una situazione conflittuale, può però succedere che gli elementi a disposizione per la presa di decisione non siano concordi. La mancanza di coerenza provoca nel soggetto uno stato di disagio, poiché l’uomo tende per sua natura ad essere coerente con se stesso nel modo di pensare e agire. L’uomo quindi è spinto a ridurre la dissonanza presente negli elementi a sua disposizione con varie forme di ristrutturazione cognitiva.
La teoria psicanalitica ha identificato alcuni modi per affrontare i conflitti interiori che prendono il nome di meccanismi di difesa. La scelta di un dato meccanismo dipende dal conflitto in causa e dalle caratteristiche dell’individuo, ossia dalle qualità dell’IO. In generale, sia i conflitti che la loro risoluzione, risiedono nella zona inconscia della personalità e le manifestazioni che si possono osservare nel comportamento, rappresentano i risultati di tutto il processo.
È utile ricordare che la formazione della personalità adulta è legata alla soluzione di una serie di conflitti e l’incapacità di risolvere questi conflitti sta all’origine di comportamenti più o meno patologici.
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