Lettura costruttiva di un’emozione “sbagliata”: dalla rabbia all’aggressività, ad-gredior, andare avanti, spingersi verso

La rabbia assolve un ruolo molto importante nella vita dell’individuo, infatti, essa segnala la violazione dei propri diritti o la presenza di un ostacolo al raggiungimento di obiettivi personali e rappresenta un importante campanello d’allarme, nonostante sia spesso utilizzata come sinonimo di violenza. La rabbia si attiva mediante l’intervento di diversi stimoli interni o esterni all’individuo e all’interpretazione che viene attribuita dando il via ad un processo cui si accompagnano modificazioni.
Modificazioni fisiologiche, come l’accelerazione del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare, nella sensazione soggettiva di calore e irrequietezza e modificazioni comportamentali che servono a predisporre l’individuo all’azione. Il comportamento del soggetto cambia, perché dentro di lui si crea un propellente energetico per passare alle vie di fatto.
Anche le ricerche condotte sull’osservazione del comportamento delle specie animali, evidenziano che la rabbia si scatena con lo scopo di garantire la sopravvivenza del soggetto e dei suoi piccoli e la difesa del cibo e del territorio.
Tutti in definitiva proviamo rabbia; la rabbia è uno strumento di sopravvivenza, di difesa e di protezione. È una fonte di energia intensa di cui servirci per “andare verso”.
La manifestazione della rabbia si esprime in modo diverso. Infatti, ci sono persone che preferiscono chiudersi in sé stesse, questa è una prerogativa soprattutto femminile, in quanto è sempre stato socialmente ritenuto sconveniente che una donna esprimesse liberamente la propria rabbia rispetto a quanto è stato concesso all’uomo. Oppure si ricorre ad attacchi psicologici o si sposta la rabbia su una persona diversa da quella che l’ha provocata.
Alla domanda: “Ma allora dobbiamo reprimere la rabbia?” Risponderemo: “Certamente no!!!”
La rabbia è una dinamica del corpo, essa lo danneggia sia quando è eccessivamente compressa, sia quando è scatenata senza limiti. Essa fa parte di noi e dovrebbe indurci a guardarci dentro con più attenzione, perché è importante riconoscere l’attivazione della propria rabbia e le sue manifestazioni.
Il processo emozionale della rabbia può essere visto attraverso un taglio che predilige l’aspetto grintoso e creativo dell’individuo, che si concentra, così, sul proprio fuoco interiore, sulle proprie risorse e sui propri punti di forza.
La rabbia non intesa come violenza sull’altro, che ci rimanda a tutti gli aspetti della sua cattiva gestione, ma rabbia sentita come una fonte di energia, di cui servirci per “andare verso” l’altro.
In tal modo questa trasformazione si traduce in espressione positiva della rabbia, che pone l’individuo in grado di adattare la risposta comportamentale alla situazione specifica e al contesto.
Concentrarsi quindi sulla parte grintosa e creativa, sul nostro fuoco interiore, sulle nostre risorse e punti di forza, ci aiuta a trasformare la rabbia in “aggressività”, intesa come l’espressione latina “ad-gredior”, cioè “andare verso”, e ci aiuta ad esprimere in modo positivo questa emozione, non controllo della rabbia, ma sua trasformazione.
Nel tango sono racchiusi tutti gli elementi per la buona gestione della rabbia, come gli ingredienti per la realizzazione di una buona ricetta.
Perché il tango non è solo un ballo, ma una filosofia di vita, è un gioco di conflitti e di abbandoni, di incontri, con sé stessi e con l’altro, è un modo di ascoltare, accogliere, guidare e seguire, trasformare in forza le fragilità, entrare in intimità trovando coraggio. Così, come nel tango, la caratteristica di esporsi richiede coraggio per “andare verso” la conoscenza dell’altro, insegnando ad accogliere e a fidarsi; l’espressione positiva della rabbia in “andare verso” l’altro ci permette di sperimentare la vita.

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