“Avrei dovuto portare una pietra. Avresti dovuto portare molte cose, pensò. Ma non le hai portate vecchio. Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.” Il protagonista di questa frase è Santiago, vecchio pescatore che, dopo 84 giorni senza aver pescato niente, si imbatte in un enorme Marlin, “il pesce della vita”, come si dice oggi, ed inizia con il pesce un dialogo-lotta, che piùche una lotta per catturare il pesce, è una lunga riflessione psicologica da parte del pescatore. Questa riflessione, che è praticamente l’essenza del libro, ci porta a conoscere Santiago attraverso i suoi pensieri, le sue considerazioni,
i suoi dialoghi interiori e con la sua preda, il Marlin, con il quale Santiago parla, come se si stesse rivolgendo ad una persona vera e propria. E da questi dialoghi traspare la natura di Santiago, un uomo di quelli che non si
arrendono mai, un uomo che si ripete «Sì ce la farai. Ce la farai sempre», di quelli che non usciranno mai sconfitti dalle avversità della vita, perché sempre capaci di tirar
fuori il coraggio. Santiago è un vecchio di quelli in cui «tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti». Un uomo che comprende i silenzi e che parla attraverso
i silenzi. Un vecchio assolutamente umano, reale, niente di troppo complicato, niente di eroico: anche Santiago teme di fallire, di perdere le forze, di non farcela. Potrebbe uscirne sconfitto, ma è il suo non arrendersi a trasformare
la sua sconfitta in vittoria, la sua tenacia, la sua determinazione, il suo essere disposto a squarciarsi le mani con la lenza. Un combattente. Il protagonista, con il suo non arrendersi mai, nemmeno quando gli squali attaccano la
sua preda, nemmeno quando perde nella lotta il suo unico coltello, nemmeno quando riporta a casa solo lo scheletro del pesce, esprime un concetto fondamentale: l’uomo non è fatto per la sconfitta, magari per la morte, ma non per la
sconfitta. Con ciò Hemingway esprime l’intima positività del cuore dell’uomo, che percepisce l’insuccesso come un’insopportabile non corrispondenza al proprio intimo desiderio di felicità. E dire che l’uomo non è fatto per la sconfitta,
non significa affatto credere che il destino dell’uomo sia necessariamente la vittoria; significa, invece, che il valore della vita può essere ritrovato in un’ostinata ricerca della vittoria, in una continua lotta per essa, nonostante
l’incombere della sconfitta e, più ancora, nonostante la coscienza dell’inevitabilità della sconfitta. Insomma, la vita è una “tragedia” che va vissuta con forza, coraggio, dedizione da eroi che credono nella vittoria. Attraverso
questo personaggio l’autore sottolinea che il valore dell’uomo non si misura col risultato materiale delle sue azioni, ma consiste nella forza interiore delle motivazioni, nello “stile” con cui affronta, con impegno indefesso e totale
partecipazione, l’avventura della vita. Riprendendo la frase iniziale, non è mai il momento di pensare a ciò che non si ha, non bisogna fermarsi al primo ostacolo, alle prime difficoltà, al primo pesce “troppo
grosso”, agli ottantaquattro giorni senza fortuna. Santiago insegna che dentro ognuno di noi c’è la forza di poter ricominciare sempre da zero. In questo senso l’intero libro
può essere letto come una metafora della vita: le figure di Santiago e del pesce rappresentano la forza di lottare per le cose che desideriamo; l’elemento del mare rappresenta la vita quotidiana, capace di
offrire opportunità, porre ostacoli davanti a noi e misurare quanto siamo disposti a fare per qualcosa in cui crediamo. L’autore ci trasmette il messaggio di non abbattersi mai per quello per cui si lotta, anche quando siamo
in situazioni complicate, possiamo sempre lottare per quello che si ama e che si desidera… Penso a tutte le volte che si rinuncia a fare e a portare avanti un progetto, perché ci vogliono troppe risorse, ma questo accade solo per negare
il fatto che ci manca il coraggio di cominciare con quel poco che abbiamo… Penso a tutto le volte che, anche per casi banali, procrastiniamo… Penso a tutte le volte che, per paura di sbagliare, perdiamo occasioni irripetibili, quando
abbiamo tutto ciò che serve per farle nostre… Forse, proprio come ci ammonisce il vecchio e saggio Santiago, è il momento di smettere di pensare a cosa non abbiamo ed iniziare a pensare a cosa possiamo fare con tutto quello che
abbiamo.
One response
Mi è venuta voglia di rileggere “Il vecchio e il mare”