Nella professione di psicologo, fortunatamente, non si finisce mai di imparare, è un pendolo continuo tra acquisizione di competenze e tirocini professionalizzanti che ti mettono davanti sempre nuove tematiche e ti costringono ad aggiornarti e ad approfondire costantemente le tue conoscenze. Proprio grazie al mio tirocinio per la specializzazione in psicoterapia mi sono avvicinata al mondo dei disturbi del comportamento alimentare. I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono condizioni complesse e gravi che colpiscono sia fisicamente che mentalmente le persone. Questi disturbi, che possono riguardare la limitazione estrema dell’assunzione di cibo, la preoccupazione eccessiva per il peso o la forma del corpo, e comportamenti nocivi per il mantenimento di un peso inferiore, possono influenzare negativamente la salute generale e il benessere di un individuo. È il corpo che esprime una disfunzionalità, ma è un disturbo dell’anima, dove la valutazione di sé è influenzata dal cibo e dalle forme.

Ci sono diversi tipi di disturbi del comportamento alimentare, tra cui l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, e il disturbo da binge eating. Anche se ciascuno di questi disturbi ha caratteristiche uniche, condividono alcuni sintomi comuni, tra cui una preoccupazione ossessiva per il peso e la forma del corpo, un’eccessiva preoccupazione per il cibo e la sua assunzione, e comportamenti alimentari disfunzionali.

L’anoressia nervosa (AN) è caratterizzata da un irrazionale terrore di guadagnare peso o diventare grassi, che porta la persona a limitare drasticamente la quantità di cibo che mangia. Possono esserci episodi di vomito auto-indotto o uso di lassativi o altre condotte di compensazione come l’eccessivo sport o movimento, ma non sono presenti episodi di abbuffate da cibo e l’elemento che caratterizza questo disturbo è il controllo ossessivo e la ricerca di perfezione.

La bulimia nervosa (BN) è caratterizzata da episodi ricorrenti di ingestione eccessiva di cibo seguiti da comportamenti compensativi, come il vomito auto-indotto o l’uso eccessivo di lassativi.

Il disturbo da binge eating (BED) è caratterizzato da episodi ricorrenti di ingestione eccessiva di cibo senza comportamenti compensativi, vi è meno interesse per il peso e le forme e spesso si accettano maggiormente, lasciando inalterata lo svolgimento delle attività quotidiane e anche la sessualità.

Il disturbo da iper-alimentazione notturna (NES) spesso si ha in comorbilità con i disturbi del sonno, presenta una forte insoddisfazione per il proprio corpo e basi depressive importanti. Si differenziano nella diagnosi dal disturbo da binge eating in quanto vi è una maggiore consapevolezza e coscienza del comportamento disfunzionale.

NES e BED spesso rispondono al bisogno di acquietare l’ansia reattiva e sono accompagnati da sensi di profondo vuoto depressivo. In questo caso i desideri e la rabbia vengono repressi e tale repressione genera la depressione e il cibo viene usato come una sorta di ansiolitico. L’alimentazione non risponde più a un bisogno o a un desiderio fisico e incide sulla percezione di fame e sazietà.

La ricerca mostra che i disturbi del comportamento alimentare hanno un’origine multifattoriale, che coinvolge una combinazione di fattori genetici, biologici, psicologici, e ambientali. Questi disturbi sono anche associati a una serie di altri problemi di disagi psichici, come la depressione e l’ansia.

I DCA non sono quindi disturbi dell’appetito, ma bensì disturbi dell’affettività che riguardano la funzione psicologica e intrapsichica del nostro rapporto con il cibo: nutrirsi è una funzione fondamentale del sé, è la base del nostro esistere psicologico e affonda le sue radici nel rapporto di accudimento con le prime figure di attaccamento (per leggere l’articolo sugli stili di attaccamento clicca qui). La nutrizione, non solo fisica, ma anche emotiva ed affettiva, ricevuta dal caregiver può condizionare il modo personale di sentirsi e percepire la corporeità. Nei DCA cibo e alimentazione assumono un significato abnorme non di risposta a bisogni o desideri fisici, ma come rifugio per non confrontarsi con aspetti evolutivi che risultano difficile e dolorosi.

Il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è complesso e spesso richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge una varietà di professionisti della salute, tra cui psichiatri, psicoterapeuti, e nutrizionisti. Il trattamento può includere terapia individuale, terapia familiare, e terapia di gruppo, così come il monitoraggio medico e il trattamento di eventuali complicazioni mediche. Spesso in questi casi, nella massa di emozioni negate, l’emozione principale da ascoltare è la rabbia repressa e cercare di dargli simbolicamente espressione oppure cercare il nutrimento non a livello fisico e quindi sostituire il cibo con qualcosa che possa nutrire e sanare l’anima ferita, spesso bisognosa d’amore e di dolcezza. Prendersi la responsabilità dei propri comportamenti disfunzionali significa non attribuirsi la colpa, ma recuperare aspetti genitoriali mancanti per diventare genitori “buoni” di se stessi. In questo senso possiamo dire che non c’è solo il curare per guarire ma anche e soprattutto il curare per ripararsi e per recuperare un progetto di se stessi.

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