Questo articolo parla degli Dei che vivono in ogni uomo, dei modelli innati o archetipi, che vivono nel profondo della psiche, plasmando l’uomo dal di dentro. Gli Dei sono predisposizioni potenti ed invisibili che influenzano la personalità, il lavoro e i rapporti umani. In questo caso parliamo degli archetipi maschili che gli uomini possono mettere a nudo nella propria vita interna e scoprire in sé stessi punti deboli e punti forti, vedere chi è veramente l’uomo che vive sotto la superficie e capire quali sono gli archetipi dentro di lui. Anche gli stereotipi sociali maschili si impongono agli uomini e limitano i modelli di personalità in cui si sentirebbero a proprio agio, premiando certe qualità e rifiutandone altre. Divinità maschili e femminili rappresentano qualità diverse presenti nella psiche umana, il Pantheon delle divinità greche, nel suo complesso al maschile e al femminile, è presente in ognuno di noi come archetipo, anche se in linea generale, gli Dei determinano con più forza la personalità dell’uomo e le Dee quella della donna. Ogni archetipo è associato a particolari doni del Dio o della Dea e a certi problemi potenziali; ciò che facciamo acquista un senso per noi, solo se nasce dalle profondità dell’archetipo, perciò un uomo che sappia quale Dio o quali Dei sono attivi in lui, sarà in grado di fare scelte consapevoli, tenendo conto delle possibilità o delle direzioni per lui più soddisfacenti. Sentirsi autentici, infatti, significa essere liberi di sviluppare tratti e potenzialità che sono predisposizioni innate; quando veniamo accettati e ci viene permesso di essere genuini e naturali, l’autostima e l’autenticità possono coesistere. Ciò avviene solo se, quando siamo spontanei e sinceri o quando ci dedichiamo con tutti noi stessi a qualcosa che ci procura gioia, veniamo incoraggiati anziché scoraggiati, dalle reazioni delle persone per noi importanti. Dall’infanzia in poi, prima la famiglia e poi la cultura, sono lo specchio in cui vediamo riflessa la nostra immagine, che può essere accettata o no. Quando sentiamo di doverci uniformare per essere accettati, quando il divario tra quello che siamo dentro e quello che si aspettano da noi è eccessivo, finiamo con mostrare un volto falso ed assumere un ruolo vuoto, spesso conformandosi allo stereotipo. Qualcuno, pur sembrando ben adattato, in realtà ha fatto molti sforzi per corrispondere al ruolo, mettendo a tacere importanti aspetti di sé; altri al contrario, per corrispondere alle aspettative, hanno dilatato un’unica dimensione, a scapito della profondità e della complessità della loro natura, il che spesso rende insignificante per loro il successo che riscuotono nel mondo. Quando si è tagliati fuori dalle proprie fonti di vitalità e di gioia, la vita sembra piatta e priva di significato; quello che ci può aiutare quindi, è imparare a riconoscere le discrepanze tra gli archetipi presenti dentro di noi e i ruoli che ci siamo imposti. Se riconosciuti a livello cosciente e onorati dall’uomo in cui vivono, le divinità maschili lo aiuteranno ad essere veramente se stesso, spronandolo a condurre una vita ricca di significato profondo, perché quello che fa è in relazione con il livello archetipico della sua psiche; ma anche se disonorati o negati, gli Dei eserciteranno comunque un’influenza, in genere distruttiva, perché esercitano sull’uomo un diritto inconscio; anche un’identificazione distorta può essere dannosa, a volte ad esempio può accadere che un uomo si identifichi a tal punto con un Dio, da perdere la propria individualità lasciandosene “possedere”. Tutti gli Dei sono modelli potenziali della psiche dell’uomo e tuttavia, in ognuno di noi, sono attivi, sviluppati e potenziati, solo alcuni ed altri no. Gli uomini, condizionati dalle richieste sociali, imparano quindi ad uniformarsi e a soffocare la propria individualità e, insieme a questa, le proprie emozioni; imparano ad indossare la maschera giusta insieme all’uniforme prevista per la classe sociale a cui appartengono. La conseguenza sarà uno smembramento a livello psichico, perché viene interrotto il contatto, o vengono rimossi quegli archetipi o quelle parti di sé, che fanno sentire inadeguati o indegni. Spesso ciò che gli uomini eliminano, sono gli aspetti emotivi, vulnerabili, sensuali o istintuali di sé, ma nella psiche qualsiasi cosa venga eliminata o sepolta, rimane viva; potrà essere allontanata e sepolta nella coscienza per qualche tempo, ma riemergerà, o verrà ri-membrata, non appena l’archetipo verrà riconosciuto e accettato. La conoscenza degli Dei è quindi una sorgente di forza personale, imparare a vedere in che modo essi influenzano la personalità e le priorità individuali e imparare quale significato e quali specifiche difficoltà psicologiche siano associate a ciascuno di loro, è fondamentale per conoscersi al meglio e attivare le proprie risorse e potenzialità.

Vediamo nel dettaglio gli Dei dell’Olimpo: Zeus, Poseidone e Ade furono la prima generazione di divinità maschili dell’olimpo e rappresentano i tre aspetti dell’archetipo paterno. Si spartirono il mondo e ciascuno di loro ebbe il dominio su un determinato regno; in quanto archetipi e metafore, il Dio e il suo regno devono essere considerati come un tutt’uno: Zeus e il cielo, Poseidone e il mare, Ade e il mondo sotterraneo. Zeus regnava su tutto, era il Dio supremo e gli attributi che lo caratterizzano, sono quelli che noi consideriamo propri dei padri forti, dei sovrani, dei presidenti di grandi aziende o dei generali degli eserciti, maschi dominatori, figure di capi. Poseidone ed Ade, oltre ad essere due modelli distinti, sono gli aspetti ombra di Zeus, quelle parti dell’archetipo paterno che gli uomini al potere reprimono o ignorano. Metaforicamente la psiche umana è stata suddivisa in tre regni; il regno mentale, cosciente, del potere, della volontà, del pensiero, governato da Zeus; il regno delle emozioni e dell’istinto, governato da Poseidone, represso, meno apprezzato e a volte espulso dalla coscienza; infine l’oscuro e temuto regno dei modelli invisibili e degli archetipi personali, spesso intravisto soltanto attraverso i sogni e governato da Ade. 

La generazione dei figli olimpici era formata da Apollo, Dio del sole; Hermes, il messaggero degli Dei; Ares, Dio della guerra; Efesto, Dio della fucina e Dioniso, Dio dell’estasi e del vino. Al contrario della generazione dei Padri, non avevano un dominio proprio su cui regnare, ma venivano associati a luoghi o situazioni particolari: i viaggiatori sentivano la presenza di Hermes lungo le strade e sui confini; di Ares sui campi di battaglia; di Dioniso in mezzo alle feste e sulle montagne; Efesto lavorava intensamente nella sua fucina, sotto il vulcano ed Apollo risiedeva a Delfi per la maggior parte dell’anno. I figli erano definiti da ciò che facevano e questo dipendeva dagli attributi o dal temperamento di ciascuno. I figli prediletti di Zeus, Apollo ed Hermes, corrispondono agli archetipi che nel mondo patriarcale, aiutano gli uomini a farsi strada. Come il padre, essi vengono associati alla distanza emotiva e all’attività mentale, tradotti in archetipi, sono coloro che più si sentono a casa nel regno della mente. I figli rifiutati, Ares ed Efesto, non usano la mente e la parola, ma si esprimono con l’azione fisica; in un certo senso, privilegiano la dimensione manuale, piuttosto che quella mentale ed entrambi sono mossi dalle emozioni, come Ares che riversa in battaglia la sua rabbia o la lealtà ed Efesto, rifiutato e tradito, che traduce i sentimenti negli oggetti che costruiva, usando i ferri del suo mestiere a scopo creativo. Dioniso rientra in una categoria tutta sua, era l’unico Dio che preferiva stare con le donne e nella mitologia, le donne sono le figure più importanti per lui. Dioniso viene vissuto con ambivalenza: gli uomini al potere reagiscono alla sua presenza, come un influsso estraneo a cui non bisogna dare spazio, nella cultura e nella psiche; al contrario le donne e l’aspetto femminile degli uomini, lo accolgono con piacere.

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