Il caso clinico di nevrosi ossessiva detto “L’Uomo dei Topi”, fu redatto e pubblicato da Freud nel 1909. Il trattamento sull’uomo dei topi durò circa un anno e portò alla restaurazione piena della personalità del paziente, e alla scomparsa delle sue inibizioni. Il paziente che si presenta da Freud racconta di soffrire fin dall’infanzia di rappresentazioni ossessive, che si sono fatte più intense negli ultimi 4 anni, riguardanti il timore che qualcosa di brutto possa accadere al padre e alla donna amata. Il paziente ha inoltre impulsi ossessivi, come quello di tagliarsi la gola, si costruisce dei divieti su cose insignificanti, e lamenta di avere una vita sessuale misera. Il paziente è arrivato a Freud avendo letto per caso un suo libro, ed è comunque una persona molto limpida ed acuta. La vita sessuale del paziente era iniziata molto presto, a 4-5 anni, quando aveva infilato la mano sotto la gonna di una giovane governante, e a 6 anni aveva provato interesse per un’altra governante.
Il paziente considera l’inizio della sua malattia a 6 anni, quando aveva già erezioni e pensieri sessuali che voleva nascondere ai suoi genitori, ma che credeva di aver confessato loro parlando, ma senza sentire la propria voce. Aveva anche il timore che il padre morisse, timori mantenuti anche molti anni dopo la sua effettiva morte.
Quindi già a 6 anni la nevrosi ha inizio ed i meccanismi di difesa che iniziano a proteggere dalle pulsioni sessuali fanno credere al piccolo che se avesse fatto ancora quei pensieri peccaminosi sarebbe accaduto qualcosa di terribile.
L’affetto penoso fa pensare al piccolo “se mi verrà il desiderio di vedere una donna nuda, mio padre dovrà morire”, e da questo pensiero nascono le superstizioni e gli impulsi a fare qualcosa per scongiurare le disgrazie, ponendosi regole protettive. Si ha quindi un desiderio non ancora coattivo ed un timore coattivo che gli si contrappone, un affetto penoso e una spinta a compiere atti difensivi.
Freud presume quindi che prima dei 6 anni siano successi fatti traumatici che abbiano scatenato questi timori ossessivi, e che sono stati rimossi dal conscio.
Le caratteristiche peculiari della nevrosi ossessiva sono la presenza di sensi di colpa e autorimproveri, non connessi al reale evento che li legittima, ma a fatti irrilevanti. I conflitti nella nevrosi ossessiva non sono indipendenti, ma saldati a coppie, caratterizzati da parole simili che li rappresentano, come ad esempio, giochi di parole che formano un falso nesso, inoltre questa nevrosi è caratterizzata da una logica aberrante, duale, dove alla verità delle premesse consegue la falsità delle conseguenze e i tempi delle une e delle altre non sono i tempi cronologici delle azioni corrispondenti.
La scissione tra premesse e conseguenze risulta da una scissione tra realtà e pensiero, con la conseguente difficoltà dei soggetti nel distinguere la realtà dalla finzione (onnipotenza di pensieri). Da questa scissione deriva l’isolamento del soggetto, che non potendo soddisfare le proprie pretese mentali, si rifugia nell’incertezza, riducendo la sua progettazione intellettuale in un campo di verità dove incertezza e dubbio sono giustificati e anche nel campo dell’azione, egli si protegge frapponendo coattivamente all’azione liberatoria, una serie di misure intellettuali protettive o preparatorie.
Il paziente raccontò del trapasso del padre e del senso di colpa per non esser stato presente nel momento finale e del fatto che credeva che i suoi parenti lo rimproverassero per questo, anche se non gli avevano mai detto niente. Pur sapendo della fine del padre, il paziente pensava di vederselo riapparire come uno spirito e solo un anno e mezzo dopo si rese conto di come fossero le cose ed entrò in crisi, avendo anche problemi con il lavoro.
Quando è sproporzionato il senso di colpa rispetto all’accaduto, l’analista deve preoccuparsi di cercare nell’inconscio le reali motivazioni di questi sensi di colpa, quindi anche l’affetto non è mai spropositato, ma è riferito ad un contenuto ancora inconscio. Noi non siamo abituati ad avvertire forti affetti senza che a loro corrisponda un contenuto rappresentativo, quindi quando il contenuto manca, ne prendiamo come surrogato un altro più o meno adeguato (fenomeno del falso nesso). Dalle proteste del paziente si può dedurre che, dato che il padre è l’essere che il paziente ama più di tutti, questo amore così intenso, è la condizione per la rimozione dell’odio, e proprio il suo grande amore non permette che l’odio rimanga cosciente.
Secondo Freud i sentimenti d’odio verso il padre nascono dall’infanzia del paziente, quando questi lo ha percepito come un intralcio per il proseguimento dei suoi desideri sessuali e anche anni dopo, quando le pulsioni erano tornate, anche l’odio era riapparso.
Le rappresentazioni ossessive, se prese alla lettera, appaiono immotivate e prive di senso, quindi il compito dello psicoanalista è quello di conferire loro significato e fondamento nella vita psichica dell’individuo, in modo che derivino da parti del suo carattere sessuale infantile rimaste vive nell’inconscio, da renderle chiare.
Il paziente racconta, come ossessione sull’amata, di quando una volta, inciampò in un sasso e pensò che lì sarebbe passata la carrozza della ragazza e quindi lo spostò perchè era pericoloso, ma poi, ritenendo assurda la sua azione, lo andò a rimettere dove lo aveva trovato. La coazione a proteggere è una reazione, un’ammenda, derivante da un impulso contrario, di odio, del quale il paziente si vergogna; il paziente rimette il sasso a posto, nella vicenda della carrozza, annullando la prima azione e queste azioni coatte a due tempi, dove la seconda annulla la prima, sono tipiche della nevrosi ossessiva, dove c’è un conflitto tra due impulsi di forza pari, amore e odio.
Nella nevrosi i presupposti infantili della malattia vengono rimossi dalla memoria, mentre la causa immediata scatenante non va incontro a rimozione, essa viene lasciata in memoria, ma viene privata del suo investimento affettivo, facendola percepire al soggetto come un contenuto rappresentativo indifferente privo di valore.
Gli ossessivi quindi sanno e non sanno, a differenza dei nevrotici, sanno perchè ricordano, ma non sanno perchè non danno valore alla cosa, e anzi, per compensare i loro mali attribuiscono ad altre ragioni, non giuste, le cause dei loro mali.
Il conflitto tra le volontà del paziente sulla donna amata e la volontà paterna ha origini antichissime nell’infanzia del paziente. Il padre, infatti, si era trovato a contrastare le precoci voglie del piccolo, il quale aveva desiderato la morte del padre pur di soddisfarle ed inoltre prima della sua morte aveva mostrato il suo parere contrario alla relazione amorosa del figlio. Freud si convinse che prima dei 6 anni il paziente fosse stato picchiato dal padre per via di qualche misfatto sessuale compiuto, punizione che avrebbe fatto cessare l’onanismo, ma che avrebbe fissato per sempre il rancore nella mente del figlio, che avrebbe percepito per sempre il padre come un ostacolo per le sue pulsioni sessuali.
In effetti, il paziente confermò, tramite i ricordi della madre, che verso i 3-4 anni fu punito per aver morso qualcuno, il padre lo picchiò selvaggiamente e lui urlò, così il padre non lo picchiò mai più, ma in lui rimase sempre la paura delle percosse. Il paziente iniziò ad avere nelle sue fantasie una traslazione verso Freud e seppur rispettandolo gli indirizzava ingiurie ed aveva paura che lo picchiasse.
Un altro richiamo al padre fu dato dal fatto che il paziente si trovò a dover scegliere tra la povera impiegata delle poste interessata a lui ed una ricca figlia di un albergatore, scelta alla quale anche il padre era stato sottoposto in passato, scegliendo i soldi all’amore. I ricordi erano stati rievocati a causa del racconto della tortura dei topi, per via del gioco di parole con la storia del debito del padre, inoltre, questo supplizio risvegliava l’erotismo anale dell’infanzia del paziente.
I topi presero il significato di denaro, in quanto ci fu il gioco di parole tra Ratten (topi) e Raten (rate), ed il paziente si creò una vera e propria valuta fondata sui topi (“tanti fiorini, tanti topi”), ed il complesso degli interessi finanziari, connesso all’eredità paterna, fu tradotto in questo linguaggio.
L’esortazione del capitano cattivo a restituire i soldi servì a rafforzare il significato monetario dei topi per mezzo di un altro ponte verbale, Spielratte, che rinviava al mancato pagamento del padre.
Il topo per il paziente era anche la paura di malattia, come la sifilide, molto presente nella vita militare e dato che il pene era l’organo dal quale si prendeva la malattia, il topo prese il significato di organo genitale. Quindi il racconto dei topi aveva risvegliato nel paziente tutti gli impulsi di crudeltà, sia egoistici che sessuali, precedentemente repressi. Un giorno il paziente visitò la tomba del padre e vide un topo uscire da li e pensò che si fosse cibato del cadavere.
Il topo è visto dal paziente come qualcosa che morde, come qualcosa di sudicio che viene ucciso senza pietà da tutti e si era identificato in lui, in quanto da piccolo (e sudicio) aveva morso ed era stato picchiato senza pietà dal padre.
La lunga astinenza dovuta alla leva aveva amplificato la libido del paziente, che aveva risvegliato in lui antiche pulsioni e conflitti contro la lotta all’autorità paterna, risvegliando i due conflitti base: rimanere fedele ai voleri del padre o rimanere fedele alla donna amata (obbedienza al padre = allontanamento dalla donna).
La definizione di rappresentazione ossessiva fu data da Freud nel 1896, esse sono autoaccuse mascherate che ritornano dalla rimozione e si riferiscono sempre ad un atto sessuale compiuto nell’infanzia traendone piacere. Questa definizione fu poi corretta dallo stesso Freud che parlò di pensiero ossessivo, e sottolineò che le informazioni ossessive possono essere costituite dai più diversi atti psichici, e possono essere definite come desideri, tentazioni, impulsi, riflessioni, comandi, dubbi e divieti.
I soggetti ossessivi tentano di attenuare queste distinzioni, presentando come ossessioni gli atti psichici privati dal loro indice affettivo. Ciò che si oppone al pensiero ossessivo è un ibrido posto tra due pensieri: assumendo in sé alcuni presupposti dell’ossessione da combattere, esse si collocano, con i mezzi della ragione, sul piano del pensiero patologico e tali formazioni possono essere denominate come deliri.
Per conoscere la formazione delle idee ossessive si può procedere attraverso due vie principali: attraverso i sogni, nei quali il testo del comando appare sotto forma di discorso e attraverso l’osservazione dell’ordine delle idee ossessive, dato che se diverse rappresentazioni ossessive si succedono l’un l’altra, seppur non identiche nell’enunciato, esse hanno di solito un unico ed identico significato.
Capita spesso di scoprire che un’idea improvvisa, un desiderio o una tentazione, come quella che viene ricostruita dall’analisi, si era effettivamente presentata una volta, prima dell’idea ossessiva, ma non si era conservata.
La rappresentazione ossessiva ha nella sua deformazione dalla sua forma originaria, le tracce della lotta della difesa primaria e proprio questa deformazione, le consente di sopravvivere, dato che il pensiero cosciente è impossibilitato a comprenderla.
Nella nevrosi ossessiva, ogni tanto i processi inconsci psichici irrompono nella coscienza, nella loro forma più pura ed inalterata e tale irruzione può avere come punto di partenza ogni stadio possibile del pensiero inconscio inoltre, una volta comparse nel pensiero conscio, le idee ossessive possono essere riconosciute come già esistenti da tempo. Quando si procede con l’analisi dell’origine dell’idea ossessiva, man mano che si va avanti, il paziente è costretto a spostarla sempre a tempi più lontani nel tempo e a scoprire sempre nuovi motivi che l’hanno originata.
Nella nevrosi ossessiva la rimozione non si effettua tramite amnesia, ma tramite il venir meno dei nessi causali conseguenti alla sottrazione d’affetto e questi nessi rimossi appaiono come una forza ammonitrice, in modo che trasferiti nel mondo esterno questi danno testimonianza di ciò che è stato cancellato dalla coscienza.
Un altro bisogno di questi pazienti è il bisogno d’incertezza o di dubbio, che distoglie il soggetto dalla realtà e lo isola dal mondo.
Essi scappano dalle certezze, alcuni hanno avversione per gli orologi, ed il paziente di Freud ometteva di sapere particolari determinanti per il suo matrimonio, particolari utili per prendere decisioni, preferendo occuparsi di argomenti dubbi, come il sapere della discendenza del padre, la durata della vita e la vita dopo la morte.
Si nota, anche in questo paziente, l’onnipotenza data ai propri pensieri, sia buoni che cattivi, come residuo dell’antica megalomania infantile.
Ad esempio una volta pensò che un vecchio professore doveva morire, perchè aveva occupato una camera in un istituto, dove il paziente si recava per idroterapia, che era in una posizione strategica per conoscere un’infermiera e il giorno dopo aver pensato “che gli venga un colpo”, aveva scoperto che il vecchio professore era morto.
Un altro episodio riguarda una donna che gli aveva chiesto se lui le volesse bene, lui era rimasto sul vago, poi quella donna si era suicidata e quindi egli iniziò a rimproverarsi di non averle salvato la vita, acquisendo l’onnipotenza del suo amore e del suo odio.
Tali fantasie si estendono anche all’aldilà, con la morte del padre e con le fantasie sui pericoli dell’altro mondo.
Questi soggetti hanno quindi bisogno della morte come possibilità per risolvere i conflitti insoluti, per salvarsi dal dover prendere decisioni importanti, dove nel dubbio si sceglie per il decesso delle parti in causa.
La rimozione dell’odio infantile verso il padre è invece l’evento che mandò verso la nevrosi tutti gli avvenimenti successivi della vita del paziente.
In questo quadro, i vari conflitti non erano indipendenti l’uno dall’altro, ma erano saldati a due a due, dove ad esempio l’odio dell’amata va accoppiato con l’attaccamento al padre e viceversa, dove il primo dei due conflitti corrisponde alla normale oscillazione tra uomo e donna come oggetti nella scelta d’amore. Il conflitto tra amore e odio si può generare in tenera età a causa dell’amore a cui è negata soddisfazione e che può quindi sfociare in odio. Odio e amore possono coesistere quando l’amore non riesce a scacciare del tutto l’odio, e questo si rifugia nell’inconscio, dove può sopravvivere ed addirittura crescere.
Se all’amore è collegato l’odio, ne consegue che non si riescono a prendere decisioni legate a quel sentimento e tramite lo spostamento, questa incapacità di prendere decisioni viene piano, piano estesa a tutte le altre attività dell’individuo.
Si instaura così il dubbio, che provoca incertezza sulle misure protettive adoperate dal paziente, facendole ripetere in continuazione e alla fine riesce anche a renderle nulle.
Quando il soggetto si accorge dell’anello debole della sua psiche, della memoria, estende il dubbio a tutti i suoi pensieri.
La coazione che si verifica grazie allo spostamento, è un impulso sotto forma di comando non riconoscibile dal soggetto, un’azione che deve essere eseguita per forza, perchè crea un’enorme angoscia e grazie alla regressione, la decisione definitiva sull’agire viene sostituita da atti preparatori, dove il pensare si sostituisce al fare. Nella nevrosi ossessiva si giunge, tramite regressione, ad atti non diretti verso una persona, ma ad atti autoerotici come nell’infanzia. La regressione dal fare al pensare viene favorita dalla prematura comparsa e rimozione della pulsione infantile del guardare e conoscere e quando, nella costituzione del soggetto, prevale la pulsione di conoscere, il principale sintomo della nevrosi diventa il rimuginare.
Diventano ossessivi i processi di pensiero che a causa dell’inibizione si effettuano con un dispendio di energia che normalmente è destinata all’azione, ovvero quei pensieri che fanno le veci delle azioni. Il contenuto dell’idea ossessiva può essere svincolato dal suo specifico contesto tramite la generalizzazione. Si può inoltre distinguere tra deformazione verbale e deformazione di contenuto, altro mezzo di difesa dove si sceglie di usare un’espressione linguistica imprecisa o ambigua, in modo che le sostituzioni dell’ossessione si baseranno sul malinteso, al posto del vero senso del testo.
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