“Chi siete? Dove andate? Cosa portate? Un fiorino!!”

È questa forse la battuta più famosa di questo film, che con la sua leggerezza, comicità e goliardia, affronta i piccoli grandi drammi quotidiani, che sono molto più che presenti, anche se ben camuffati e fluttuanti nell’universo della comicità.

Il film si presenta comico, ma nel profondo ci sono i tratti malinconici che troviamo nell’affrontare il tragico quotidiano, soprattutto per quanto riguarda il tema del cambiamento. Tutti noi viviamo il desiderio di cambiare gli eventi, la realtà, ma spesso ci scontriamo con il fatto che gli eventi e la realtà, non possono essere cambiati. L’unica cosa che possiamo fare è cambiare noi stessi, chiedersi cosa possiamo fare, come possiamo cambiare per non starci più male in questa realtà, assumendosi la responsabilità del proprio cambiamento, ma anche della propria felicità e del proprio star bene.

Nel film vediamo questo tema incarnato nei due protagonisti principali: Troisi-Mario, in un primo momento, non accetta il tragico evento di essere stato catapultato nel 1492; Benigni-Saverio, invece, se ne convince subito, veste i panni dell’epoca, va in giro, fa conoscenze. Mario è un po’ più statico, fermo sulle sue posizioni, veste all’inizio del film gli abiti di un bidello e considera questo nuovo mondo in cui si è ritrovato, come selvaggio, sporco e privo di igiene, troppo lontano dalla sua vita quotidiana, allo stesso tempo amata e odiata; Saverio, invece, è un personaggio molto dinamico, poliedrico, facilmente adattabile alle varie situazioni che gli si dispiegano e si trova a proprio agio all’interno di un mondo che sembra quasi appartenergli, in quanto, non a caso, è il Quattrocento Toscano in cui Benigni ritrova le sue radici.

L’antieroe qui sembra essere Mario, che non ne vuole sapere di calarsi e integrarsi in questa nuova realtà, e la subisce (almeno all’inizio), non la domina, cosa che invece fa subito Saverio, il quale però risulta essere animato non tanto da motivazioni ideologiche, come ci fa credere all’inizio, quanto piuttosto da un spirito materialista ed individuale, anteponendo le proprie necessità personali alle difficoltà di adattamento dell’amico. Egli, infatti, lo “costringe” ad un “viaggio nel viaggio: Saverio vuole fermare Cristoforo Colombo e impedirgli di scoprire l’America, così convince Mario a partire per Palos in Spagna, la località dalla quale Colombo dovrebbe salpare. Le motivazioni che spingono Saverio a compiere questo gesto sembrano essere inizialmente ideologiche: “ … non trovi un americano buono nella cultura, nello spettacolo, nella gastronomia, in niente … ”; ma successivamente si scope che queste motivazioni risultano essere invece più personali: infatti Gabriellina, fantomatica sorella di Saverio, è stata lasciata da un americano della N.A.T.O. di Pisa e che, quindi, dice Saverio: “Se l’America non fosse mai esistita, questo imbecille non nasceva … ”.

Saverio ci riporta ai nostri piccoli drammi quotidiani, al voler cambiare gli eventi, a credere che sia più facile cambiare la realtà, piuttosto che cambiare il nostro atteggiamento rispetto a quest’ultima.

Per fare in modo che il mondo possa cambiare bisogna però credere in questa possibilità; ovviamente Saverio non crede abbastanza ed è per colpa sua che l’esperimento non riesce e non solo non riescono a fermare Colombo, ma non riescono nemmeno a tornare a casa, nel loro tempo.

Le risate sono assicurate, ma come abbiamo già visto, serpeggia, per tutto il film, un vago senso di disagio latente.

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